Avvocato Giulia Santoro | Il sottile confine tra libertà di satira e il penalmente rilevante
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Il sottile confine tra libertà di satira e il penalmente rilevante

DiffamazioneUltimamente ha suscitato clamore un’ultima pubblicazione delle vignette satiriche del quotidiano parigino “Charlie Hebdo”, la stessa che, in passato, aveva portato dei musulmani fanatici dell’Isis a compiere una strage all’interno della redazione.

Le ultime pubblicazioni, invero, hanno portato alcuni vecchi sostenitori a rivedere la loro posizione in difesa del quotidiano.

A ben vedere, si parla moto spesso della tutela del diritto di cronaca (57-58bis c.p.), mentre si tende ad ignorare o lasciare al margine la questione della libertà artistica e di espressione ex art. 21, 33, 111 Cost..

Brevemente va detto che la satira, così come le raffigurazioni allegoriche, sono state utilizzate sin dai tempi antichi per ironizzare su determinati aspetti della vita o della politica.

Qualche anno fa, per esempio, un noto politico intentò una causa contro un famoso vignettista, colpevole di averlo diffamato con una serie di vignette, che ponevano in evidenza alcuni suoi presunti vizi e difetti legati alla sua attività ed alle sue opinioni politiche.

Tuttavia, egli fu assolto poiché le vignette erano espressione della satira politica, perciò non sanzionabile ex art.51 cp..

Il suesposto è stato uno dei primi casi in cui la giurisprudenza si è trovata ad affrontare la sottile linea di demarcazione tra satira, umorismo e diffamazione.

Infatti, non esistendo una disciplina codificata in materia il problema era quello di stabilire se dovesse applicarsi la disciplina della diffamazione o quella della forma aggravata del mezzo stampa.

Dopo una serie di sentenze, in cui si affermava che la satira è diversa dalla stampa, si arrivò alla conclusione che non possono essere applicati gli stessi parametri, quale quello della verità.

Una prima sentenza storica si ebbe nel 2000, in cui la Cassazione (n. 2118 della V Sezione) affermò che “perché il reato si perfezioni è sufficiente che le caratteristiche del soggetto sottoposto a satira siano anche semplicemente tratteggiate, abbiano un contenuto allusivo così che siano comprensive anche dall’uomo medio, essendo sufficiente individuare anche in via induttiva la persona bersaglio di un’ironia pungente, sia essa concretizzata in una fotografia od in una vignetta od in un quadro e similia”.

Inoltre, a parere di un orientamento recente e costante della dottrina e della giurisprudenza per lesione del pudore, dell’onore di una persona “è da valutarsi base a ciò che questo ultimo ritiene e percepisce come lesivo della sua personalità, intesa nella sua accezione più lata”.

Pertanto, non si può considerare diffamazione una vignetta sul politico che ironizzi su un suo atteggiamento, sul quale lo stesso ironizzi.

Ne deriva che la satira su un soggetto anonimo sarebbe inconcepibile, in quanto riguarderebbe un soggetto privo di rapporto con la collettività, quindi non potrebbe nemmeno essere afferrata. Posto che caratteristica principale della satira è la deformazione, la raffigurazione di un soggetto o di un fatto in chiave grottesca, essa è consentita qualora si riscontri quello che la giurisprudenza chiama nesso di coerenza causale tra la dimensione pubblica del personaggio preso di mira e il contenuto del messaggio satirico.

Tuttavia, la questione si fa più complessa e delicata, quando si passa a quella particolare satira religiosa che verte su entità spirituali o simboli religiosi, potenzialmente lesiva non della reputazione di un determinato soggetto, ma del sentimento religioso di un numero indeterminato di persone.

Queste entità religiose esistono se e nella misura in cui preesiste una fede, intesa quale fenomeno soggettivo intimo per antonomasia. Sono figure che non hanno alcuna possibilità di incidere sugli eventi del mondo esteriore. Sono, cioè, figure prive di dimensione pubblica.

E pertanto, proprio perché attengono alla fede, e quindi un aspetto intimamente connesse al soggetto, esse esprimono un concetto opposto a quello di “dimensione pubblica”.

Non si potrebbe, dunque, ritenere un messaggio satirico in coerenza causale con la dimensione pubblica del personaggio, in quanto non vi è alcuna dimensione pubblica.

Non vi è dubbio che la pubblicazione di vignette di questo genere integri la fattispecie penale di cui all’art. 404 c.p., che punisce “Chiunque, in luogo destinato al culto, o in luogo pubblico o aperto al pubblico, offendendo una confessione religiosa, vilipende con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto […]”.

Allo stesso modo, le ultime vignette riguardanti il disastro del terremoto che ha colpito il cuore di Amatrice, seppur giustificate sotto il profilo di satira politica (in questo caso, molto indiretta), hanno sicuramente una portata lesiva nei confronti delle vittime e dei relativi familiari che hanno vissuto la tragedia sulla loro pelle.