Avvocato Giulia Santoro | Compatibilità tra dolo d’impeto e circostanza aggravante della crudeltà
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Compatibilità tra dolo d’impeto e circostanza aggravante della crudeltà

Con la sentenza n. 40516/2016 le Sezioni Unite di Cassazione si sono pronunciate positivamente sulla compatibilità tra il dolo d’impeto e la circostanza aggravate della crudeltà ex art. 61, n. 4, c.p.

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Nel caso di specie l’imputato, dopo una lite furiosa con i genitori, li uccideva entrambi colpendoli con cento-undici coltellate.

In sede di giudizio abbreviato, il GUP condannava l’imputato a vent’anni di reclusione, calcolata escludendo l’aggravante della minorata difesa della vittima e le ulteriori aggravanti dell’uso del mezzo insidioso e della crudeltà, invece riconoscendo le circostanze attenuanti generiche, vista la complessa situazione familiare, con equivalenza rispetto alle residue aggravanti.

Ciononostante, il Procuratore delle Repubblica aveva proposto ricorso per Cassazione ex art. 606, co. 1, lett. b) ed e), c.p.p., per violazione di legge e difetto di motivazione, in relazione all’art. 576 c.p., con riferimento al disconoscimento dell’aggravante dell’avere agito con crudeltà nei confronti delle vittime.

In giurisprudenza, si sono nel tempo formati diversi orientamenti in relazione alla circostanza aggravante ex art. 61, n. 4, cp, e la sua compatibilità con il dolo d’impeto.

Le Sezioni Unite, investite della questione, ribadiscono, innanzitutto, come l’aggravante della crudeltà  costituisca un’eccedenza della condotta rispetto alla normalità causale e la efferatezza. A tal proposito, ricordano come una distinzione tra sevizie e crudeltà sia di scarsa utilità pratica ai fini che qui sono richiesti.

Pur tuttavia, brevemente, le sevizie costituiscono azioni studiate, specificamente indirizzate finalisticamente ad infliggere alla vittima sofferenze fisiche aggiuntive e gratuite; la condotta crudele, invero, è quella che, pur non mostrando una studiata predisposizione, eccede alla normalità causale.

Le due forme di manifestazione dell’aggravamenti sono, per la Corte, accumunate da un dato comune: l’efferatezza.  Quest’ultima porta la Cassazione ad accogliere l’indirizzo giurisprudenziale che, ex art. 70 c.p., considera soggettiva la circostanza. In particolare, le SS.UU. osservano come “le peculiarità dell’aggressione crudele rilevino essenzialmente per il contrassegno di spietatezza che conferiscono.”

La Corte, pertanto, censura l’errata lettura della circostanza data dall’organo rimettente per cui “la riprovevolezza aggiuntiva riguarda l’azione e non l’autore”. Ne deriva che si infligge una pena più severe perché la condotta è efferata e non perché l’autore  una persona crudele.

Esistono, infatti, situazioni nelle quali non è possibile evincere in maniera univoca la sussistenza dell’atteggiamento di colpevole efferatezza, dato che la speciale aggressività e il furore aggravano il reato solo quando non trovano giustificazione nella dinamica omicidiaria manifestando un atteggiamento di colpevole efferatezza.

La spasmodica reiterazione di colpi, in tal senso, può essere generata sia da una contingente modalità omicidiaria, sia da una volontà di aberrante scempio della vittima.

Per la Corte, l’operazione di discernimento deve operarsi considerando che la circostanza della crudeltà è da considerarsi dolosa. Tale colpevolezza può non manifestarsi sempre nella forma di una deliberato, lucido e conclamato proposito.

Per le Sezioni Unite non vi è alcun motivo per escludere la compatibilità tra dolo d’impeto e crudeltà in quanto l’aggravante della crudeltà, si dice, è condotta con dolo d’impeto.

Il dolo d’impeto, in questo caso, assume un valore meramente descrittivo dello sviluppo cronologico della fattispecie concreta.

La Corte enuncia così un primo principio di diritto: “il dolo d’impeto, in tal senso  non è incompatibile con la circostanza aggravante della crudeltà di cui all’art. 61, co. 1, n. 4 c.p.”

Un secondo principio di diritto che le SS. UU. riguarda la stessa aggravante dell’avere agito con crudeltà che viene definita come “circostanza di natura soggettiva caratterizzata da una condotta eccedente rispetto alla normalità causale che determina sofferenze aggiuntive ed esprime un atteggiamento interiore specialmente riprovevole, che deve essere oggetto di accertamento.”

Pertanto, la Corte conclude nel ritenere il caso sub specie un reato d’impeto, per la peculiarità aggressiva dell’azione che trova la spiegazione nella perturbata condizione dell’agente.